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	<title>Blog Fondamenta &#187; gus</title>
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	<description>Scuola di recitazione Roma</description>
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		<title>Il Calapranzi</title>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2014 21:23:47 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Cimentarsi con un’opera di Harold Pinter, famoso dramma [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cimentarsi con un’opera di <strong>Harold Pinter</strong>, famoso drammaturgo inglese, non è mai un’impresa semplice. Il rischio è quello di semplificare troppo, lasciare da parte una parola o una frase e compromettere il risultato finale. Così non è stato però nel caso della messa in scena de “<strong>Il Calapranzi</strong>” da parte dei due attori e registi <strong>Simone Tromboni</strong> e <strong>Pierpaolo Laconi</strong>. Lo spettacolo, andato in scena nei giorni 27-28-29 Aprile presso il <strong>Teatro Elettra</strong>, riporta in modo fedele gli avvenimenti narrati nel testo: uno scantinato, due uomini e un calapranzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nulla di più, ma non serve altro! La scenografia è semplice, ma curata nei dettagli e accompagnata da una recitazione mai esagerata e sempre equilibrata. Ben – Pierpaolo Laconi – legge un giornale mille volte, lo sfoglia meccanicamente e in modo freddo. Gus – Simone Tromboni – pensa, riflette a voce alta, racconta i suoi timori e l’ansia per quell’attesa interminabile. Sono due sicari, ma si capisce subito chi dei due ha un animo diverso e si pone persino dei dubbi sull’eticità del mestiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Un forte e un debole, un cinico e un sensibile; sono due personalità diverse accomunate dall’attesa. Gus pone continuamente delle domande per ingannare il tempo, ma nessuna ottiene una risposta, vorrebbe un tè perché senza non riesce a lavorare, gioisce per dei fiammiferi e subito dopo viene redarguito a non perderli. Ben invece rimane impassibile, turbato da qualcosa, ma al contempo snervato sia dall’attesa, sia dalle domande insistenti del collega.</p>
<p style="text-align: justify;">Tiene la scena ed evita che il tutto scivoli nella commedia pura e semplice aggiungendo il tocco noir e misterioso che l’opera ha in sé. Ciò che viene fuori dai dialoghi tra i due, verte all’irrazionale e all’illogico, arrivando quasi allo scontro. Il ritmo è lento, ma crescente. Giro di boa e cambio di interpretazione si hanno quando Gus, finalmente, posa il giornale: da questo momento l’ansia cresce.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si capisce chi deve arrivare, quando, perché. La tensione si spezza grazie all’empatia che il personaggio di Gus suscita negli spettatori, al suo modo un po’ ingenuo e passivo di affrontare gli avvenimenti, ma anche grazie all’arrivo del famigerato calapranzi, qui rappresentato da un carrellino che sbuca improvvisamente in scena e, altrettanto rapidamente, sparisce.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ordinazioni che arrivano sono improbabili, esattamente come la situazione che matura e non si sa a che punto possa giungere. Poi, si nota l’interfono, a fondo palco, e da lì la situazione cambia vertiginosamente. Non ci sono più momenti di risate, ma fiato sospeso. Si capisce che qualcosa non va quando Ben ordina a Gus di ripassare le azioni da compiere per portare a termine la missione e omette, volutamente, la parte in cui anche Gus deve estrarre la pistola per sparare alla vittima.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo spettacolo finisce nel buio e nel silenzio rotto solo dal rumore di uno sparo indirizzato a Gus, ma che può anche rappresentare la morte della parte più debole e interiore di Ben; tutte quelle paure, fobie e angosce che ha dentro di sé, ma non ha mai tirato fuori.</p>
<p style="text-align: justify;">
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