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	<title>Blog Fondamenta &#187; cinema</title>
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	<description>Scuola di recitazione Roma</description>
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		<title>Assolo – La vita in un Sax</title>
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		<pubDate>Fri, 30 May 2014 11:44:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Valentini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Massimo Piccolo è un regista esordiente ma molto ambizi [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Massimo Piccolo</strong> è un regista esordiente ma molto ambizioso, e traslando dal palco allo schermo il suo “ Assolo” riesce a realizzare un film di grande respiro internazionale e assolutamente originale.</p>
<p>Nuovo per il panorama nazionale ma che fa il verso senza neanche troppo nascondersi alle atmosfere di “<strong>Mo Better Blues</strong>” di <strong>Spike Lee</strong> e ai giochi di parole che strappano sorrisi amari quasi fossero usciti dai film più riusciti di <strong>Woody Allen</strong>, del resto richiamato nella locandina che ricorda quella mitica di “<strong>Manhattan</strong>”.</p>
<p>Siamo a <strong>New York</strong>, mancano solo 50 minuti al concerto che consacrerà <strong>Danny Caputo</strong>, saxofonista melodico e tenebroso al grande pubblico.</p>
<p>È la giornata anzi la notte della sua vita, tutto sembra pronto quando nella mente e nel cuore di Danny inizia un percorso a ritroso tutto intimo che costringerà il musicista nell’avvicinarsi del momento della performance a fare un bilancio di quello che è stato finora.</p>
<p>Le città e i luoghi si confondono nella sua mente, come in un  dejà vu mentre il momento del concerto si avvicina, momenti indefiniti eppure nitidi e reali si presentano ai suoi occhi, come se il passato e il presente si fondessero per far fronte a quell’ultima attesa. Passaggi di una commedia, a tratti brillante a tratti malinconica, sembrano costringerlo a rivivere sempre la stessa storia. Solo quando alla fine potrà esibirsi nel suo “assolo”, Danny comprenderà che non è il ritmo dei suoi desideri e della sua abilità artistica a dominare la scena e che la vita (e la scena) si conquistano solo comprendendo i propri limiti ed ascoltando le proprie passioni.</p>
<p>« <strong>Se una musica non esiste in vinile, di sicuro non vale la pena ascoltarla</strong>. » dice Danny quasi a segnare metaforicamente un concetto del suo “ <strong><em>Way to live</em></strong>” voltato verso la nostalgia del passato.</p>
<p>Una sorta di “<strong>Round Midnight</strong>” italo americano, con un protagonista meno disfatto del meraviglioso <strong>Dexter Gordon </strong>immortalato da <strong>Bertrand Tavernier</strong> ma con una bellezza che restituisce appunto una vitale malinconia.</p>
<p>Un film curatissimo e pieno di nostalgia e ironia che esprime il fascino della musica come leitmotiv di questa storia raccontata con grande cura da Piccolo e con un bel cast di attori tra cui <strong>Antonio De Matteo</strong> quasi all’esordio cinematografico e poi un gruppo di attori giovani e belli ancorchè esordienti.</p>
<p><a href="http://blog.scuolafondamenta.com/wp-content/uploads/2014/05/Assololocandina.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-194" src="http://blog.scuolafondamenta.com/wp-content/uploads/2014/05/Assololocandina-150x150.jpg" alt="Assololocandina" width="150" height="150" /></a> <a href="http://blog.scuolafondamenta.com/wp-content/uploads/2014/05/assololocorizzontale.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-195" src="http://blog.scuolafondamenta.com/wp-content/uploads/2014/05/assololocorizzontale-150x150.jpg" alt="assololocorizzontale" width="150" height="150" /></a></p>
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<div class='et-box et-info'>
					<div class='et-box-content'><p><strong>ASSOLO – </strong></p>
<p><strong>Cast Artistico</strong></p>
<p>Danny Caputo: Antonio De Matteo</p>
<p>Alfie: David Power</p>
<p>Gaia: Gaia D’Angelo</p>
<p>Miriam: Maddalena Stornaiuolo</p>
<p>Bar Lady: Zaira De Felice</p>
<p>Adry: Adriana Cardinale</p>
<p><strong>Caet Tecnico </strong></p>
<p>Scritto e Diretto da Massimo Piccolo</p>
<p>Direttore della Fotografia: Valentina Caniglia</p>
<p>Colonna Sonora Originale: Claudio Passilongo</p>
<p>Costumi: Francesca Palumbo</p>
<p>Montaggio: Stefano Cocca</p></div></div>
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		<title>Locke</title>
		<link>http://blog.scuolafondamenta.com/2014/05/locke/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2014 20:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Valentini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Locke]]></category>
		<category><![CDATA[Steven Spielberg]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La fuga incontro alla realtà Provate a fuggire dai prop [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">La fuga incontro alla realtà</h2>
<p style="text-align: justify;">Provate a fuggire dai propri fantasmi interiori e allo sgretolarsi di una vita di successo con una macchina ed un telefono quanto mai invasivo eppure necessario.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Steven Knight</b> dopo “<b>Redemption</b>” suo esordio da regista racconta ancora di una fuga seppur diversa da quella del criminale di guerra in cerca di redenzione, qui il protagonista “<b>Locke</b>” in quella corsa notturna sulle strade inglesi dovrà con la sola forza della persuasione risolvere molte cose della sua esistenza fino a quella sera apparentemente serena.</p>
<p style="text-align: justify;">Un film tutto giocato con abilità e ritmo dentro un abitacolo, dove l’azione si svolge tutta nei dialoghi serrati e adrenalinici urlati e sussurrati via GSM. La moglie Katrina la misteriosa Bethan, i suoi colleghi tutti concorrono alla destabilizzazione di Locke che cercherà anche attraverso i dialoghi interiori di risolvere le questioni contingenti ed esistenziali con una chiave unica che lo cambierà per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">“ <b>Locke</b>” si potrebbe definirlo un esperimento, figlio di quel “<b>Duel</b>” che segnò l’esordio di <b>Steven Spielberg</b> alla regia oltre quarant’anni fa, l’auto come set perenne e la lotta non contro un inseguitore che sembra ad un certo punto raggiungerlo e sbalzarlo fuori non dall’autostrada ma dalla vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ardimentoso e vincente dunque, un film rivelazione che presentato con successo alla Mostra di Venezia 2013 ha poi vinto il premio come Miglior Sceneggiatura ai “<b>British indipendent Film Award</b>” proprio per questo straniante tocco di suspance che rende inquieti e coinvolge lo spettatore che viene  quasi catapultato nell’auto in corsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche difficoltà eppure si nota nel racconto e nello snodo della trama che avviene come detto solo attraverso i pensieri a voce alta del protagonista, ma questo non pregiudica il giudizio su un film ben riuscito, con <b>Tom Hardy</b> unico attore che al volante sbraita e intenerisce quasi da subito, spogliandosi della maschera noiosa e presuntuosa da antieroe costruitagli da <b>Christopher Nolan</b> ed esprimendosi qui con grande efficacia, un’interpretazione da gran solista che “guida” letteralmente tutta la storia con grande coraggio.</p>
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		<title>Le aziende devono investire nelle serie web, il futuro del Cinema è su internet</title>
		<link>http://blog.scuolafondamenta.com/2014/04/le-aziende-devono-investire-nelle-serie-web-il-futuro-del-cinema-e-su-internet/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2014 13:38:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Blog Fondamenta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La fondatrice del Roma web Festival è appenata tornata  [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2>La fondatrice del Roma web Festival è appenata tornata da Los Angeles. A Rainews.it racconta cosa ha imparato da questa esperienza e l&#8217;importanza di puntare sulla rete.  E in anteprima racconta cosa succederà a settembre</h2>
<p><em itemprop="name">di Laura Squillaci</em><time datetime="2014/04/02 11:55">02 aprile 2014</time>“Lanciamo un appello alle aziende che ancora investono molto sulle serie tv e poco sul web. Il vero futuro del cinema è su internet”. E&#8217; appena tornata da Los Angeles dove ha partecipato al LAweb Festival, la kermesse che dal 2010 si occupa di celebrare e premiare i migliori sceneggiati per la rete. Janet De Nardis è la fondatrice e il direttore artistico del Roma Web Fest che ha debuttato in Italia l’anno scorso e la cui seconda edizione si svolgerà a settembre.</p>
<p><strong>Cosa ha imparato da questo viaggio?</strong> “Che siamo ancora indietro. In America la produzione cinematografica punta moltissimo sul web, anche perché lì spopolano le smart tv dove è possibile vedere sia la tv che internet. E poi i brand sono più abituati a prodotti che vanno su internet. In Italia non c’è questo mercato, dobbiamo ancora combattere per la mancanza di banda larga”. Eppure il fenomeno delle serie web è in continua crescita. Alcune arrivano a raggiungere milioni di visualizzazioni.<strong></p>
<p>Che differenze ci sono tra noi e gli Stati Uniti? </strong>&#8220;Anzitutto di genere. In Italia e in Francia il tema dominante è quello della commedia ma anche i prodotti ibridi funzionano. Mentre nei Paesi anglosassoni va la fantascienza. Poi i numeri. Dai noi arriviamo al massimo al milione, loro hanno un pubblico di diverse milioni di spettatori. Anche perché, non dimentichiamolo, le loro serie tv sono in lingua inglese, le nostre quasi tutte italiane&#8221;.</p>
<p><strong>Una serie da prendere a modello?</strong> “Abbiamo visto una serie tv molto simpatica prodotta da Chili grill, una catena americana.  Nel film si vede che ciò che mangiamo è artefatto. E’ un modo per fare passare l’importanza di una dieta sana. Anche da noi potrebbero funzionare serie in cui le aziende veicolano messaggi”.</p>
<p><strong>Chiedete ai privati di investire dunque?</strong> “Si il mercato è fermo. Tutti i nostri sceneggiati provengono dal basso. Eppure il ritorno potenziale è alto e per di più produrre una serie web costa poco, si utilizzano meno telecamere, tutto viene fatto in digitale. E poi il cinema ha già raccontato tutto. Questo invece è un mondo in cui si possono rompere gli schemi, sperimentare”.</p>
<p>Rispetto agli Stati Unti, racconta, abbiamo un vantaggio che è saltato subito agli occhi a Los Angeles. “Al Festival non c’erano giovani, il pubblico e gli adetti ai lavori hanno un età medio-alta in Italia c’è una maggiore sensibilità da parte dei ragazzi, il target sono i giovani. Peccato non sfruttare questa vivacità”.</p>
<p><strong>L’anno scorso al Roma Web Festival ha vinto Stuck, storia di un emotional trainer impegnato a disinnescare i blocchi psicologici dei suoi pazienti. Come mai tanto successo? </strong>&#8220;Stuck insegna come sia possibile realizzare un prodotto indipendente e low budget, ma di qualità. E&#8217; stata distribuita su You Tube, è diventata un successo internazionale, col 70% dei contatti provenienti dagli Usa. Vincente l&#8217;intuizione di usare la lingua inglese.</p>
<p><strong>Quest’anno il Festival si terrà dal 26 al 28 settembre al Maxxi. Quali le novità?</strong> “Ci saranno più generi rispetto all’anno scorso in concorso, puntiamo molto sulla cucina, i cartoon irriverenti e i fashion film. E poi ci saranno workshop in collaborazione con Youtube. Insegneremo a fare web serie, ai migliori daremo l’opportunità di fare esperienza nel mondo. Il nostro obiettivo è selezionare tra i 200 film in gara, i dieci migliori e aprire loro le porte internazionali&#8221;.  &#8211; See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Le-aziende-devono-investire-nelle-serie-web-il-futuro-del-Cinema-su-internet-59e84d1d-6c10-4e66-8590-abe79ec56ddb.html#sthash.tE8KTElx.dpuf</p>
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		<title>Il cinema sul digitale terrestre di mercoledì 2 aprile</title>
		<link>http://blog.scuolafondamenta.com/2014/04/il-cinema-sul-digitale-terrestre-di-mercoledi-2-aprile/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2014 13:32:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Blog Fondamenta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>PRIMA SERATA Iris. Il cinema di Quentin Tarantino carat [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>PRIMA SERATA</p>
<p>Iris. Il cinema di Quentin Tarantino caratterizza il mercoledì sera della rete Mediaset: alle 21,05 comincia «Grindhouse &#8211; A prova di morte», primo segmento del progetto cinematografico creato dall’autore di «Pulp fiction» con l’amico Robert Rodriguez. Si raccontano le vicissitudini di tre amiche vittime delle attenzioni di un violento stuntman ormai in pensione. Nel cast, Kurt Russell e Rosario Dawson. Canale: 22.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rai4. Il detective Stan Aubrey ha ammazzato anni fa uno spietato serial killer, ora gli omicidi ricominciano con le stesse «caratteristiche»: è la storia di «Anamorph &#8211; I ritratti del serial killer», pellicola datata 2007 di Henry Miller con Willem Dafoe mattatore. Al suo fianco, Scott Speedman e Peter Stormare. Orario: 21,10. Canale: 21.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>SECONDA SERATA</p>
<p>RaiMovie. Nelle sale in «Saving Mr. Banks» con Tom Hanks, Emma Thompson affianca Dustin Hoffman nel film «Oggi è già domani» dell’inglese Joel Hopkins in onda alle 22,50 sulla rete in digitale terrestre della tv di Stato. Si narra il rapporto che nasce in un aeroporto tra il compositore Harvey Shine e l’affascinante Kate. Canale: 24.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Iris. A partire dalle 23,05 si completa sulla rete Mediaset il progetto di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez con la messa in onda di «Grindhouse &#8211; Planet terror», pellicola che comincia con un esperimento biologico che ha trasformato gli esseri umani in zombi. Il cast: Rose McGowan, Josh Brolin, Michael Biehn. Canale: 22.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>fonte: http://www.lastampa.it/2014/04/02/spettacoli/il-cinema-sul-digitale-terrestre-di-mercoled-aprile-dWqb30feNe3KckaKfYc2FJ/pagina.html</p>
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		<title>Middle East Film Festival, quando il cinema racconta il mondo</title>
		<link>http://blog.scuolafondamenta.com/2014/04/middle-east-film-festival-quando-il-cinema-racconta-il-mondo/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2014 13:15:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Blog Fondamenta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Slider]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>al 9 al 14 aprile a Firenze la rassegna cinematografica [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<hgroup>
<h2>al 9 al 14 aprile a Firenze la rassegna cinematografica dedicata al meglio della produzione recente per il grande schermo degli autori mediorientali. Dalla Siria all&#8217;Iraq, passando per Israele</h2>
</hgroup>
<p>Non sono niente, le guerre, quando non diventano una storia. Tre anni di massacri in Siria, ed è come se non avessero voce. Per la distratta coscienza occidentale, è una guerra sfilacciata perché (come quella di Bosnia e a differenza dei conflitti in Afghanistan e in Iraq) priva di una struttura narrativa.</p>
<p>Come antidoto, il <a href="http://www.middleastnow.it/now/" target="_blank"><strong>Middle East Now Festival</strong></a> , a Firenze dal 9 al 14 aprile, presenta in anteprima italiana “<strong>Return to Homs</strong>” ( <a href="http://video.espresso.repubblica.it/visioni/middle-east-now-festival-return-to-homs-di-talal-derki-trailer/1880">trailer</a> ) del siriano <strong>Talal Derki</strong>, che ha vinto il World Cinema Grand Jury Prize all&#8217;ultimo Sundance Film Festival. Racconta la guerra che devasta il paese seguendo fedelmente le vicende e i percorsi di vita di un gruppo di giovani rivoluzionari e di due di loro in particolare: Basset, 19 anni, portiere della nazionale e star del football, e il giovane Ossama, giornalista, media activist, pacifista in un paese che conosce ormai solo il crepitìo dei kalashnikov. Attraverso la loro storia restituisce carne e nervi e quotidianità a un dramma che la nostra sensibilità ha finora derubricato tra “le cose che succedono in quella parte di mondo”.</p>
<p>Sabato 12, la sera della proiezione, saranno in sala a raccontare e discutere con il pubblico il regista Talal Derki e <strong>Orwa Nyrabia</strong>, che del film è il produttore. Regista indipendente lui stesso, ma anche attore e sceneggiatore, Nyrabia ha fondato il Festival dei documentari di Damasco. Attivista politico, nell&#8217;agosto 2012 è stato arrestato dalla polizia del regime e rilasciato dopo un mese e mezzo di galera solo perché è immediatamente scattata una clamorosa mobilitazione di registi e attori di tutto il mondo, Martin Scorsese in testa. Visto il film, proprio Scorsese, con il suo World Cinema Project Initiative in partnership con la Cineteca di Bologna, ha deciso un riconoscimento a dir poco inedito: «l&#8217;impegno a conservare e restaurare, se se ne presenterà la necessità, lo straordinario documentario siriano “Return to Homs”». A memoria, è il primo film che, appena uscito, ha già il restauro garantito per i decenni a venire.</p>
<p>La “zona grigia” nel conflitto israelo-palestinese, fra tradimenti e doppiogioco, è ciò che scandaglia “<strong>Omar</strong>” ( <a href="http://video.espresso.repubblica.it/visioni/middle-east-now-festival-omar-di-hany-abu-assad-trailer/1873">trailer</a> ) di <strong>Hany Abu-Assad</strong>, anteprima italiana: il fim che per poco non ha strappato a “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino l&#8217;Oscar come miglior film straniero. A Firenze ci sarà lui, Abu-Assad, a vedere e discutere con il pubblico i suoi sei lavori più importanti, uno al giorno: è la prima retrospettiva mondiale dei suoi lavori, a cominciare dallo sconvolgente “Paradise now”, del 2005, sugli ultimi giorni di due ragazzini di Nablus reclutati da terroristi per un attentato suicida. “<strong>Youth</strong>” ( <a href="http://video.espresso.repubblica.it/visioni/middle-east-now-festival-youth-di-tom-shoval-trailer/1883/1880">trailer</a> ), thriller mozzafiato dell&#8217;israeliano <strong>Tom Shoval</strong>, anche lui a Firenze per l&#8217;anteprima, indaga invece solo di sbieco l&#8217;endemico conflitto dalla parte degli israeliani, con la storia di due gemelli poveri dei sobborghi di Tel Aviv alle prese con un improbabile rapimento proprio nel giorno di Shabbat, quando nessuno risponde al telefono&#8230;</p>
<p>Qualche bella sorpresa la riserva il cinema irakeno. Di un&#8217;ampia sezione, citiamo solo “<strong>My sweet Pepperland</strong>” ( <a href="http://video.espresso.repubblica.it/visioni/middle-east-now-festival-my-sweet-pepperland-di-hiner-saleem-trailer/1878">trailer</a> ) del curdo <strong>Hiner Saleem</strong>, rientrato nella sua terra dopo la caduta di Saddam. E&#8217; una favola stile western con storia d&#8217;amore, ambientata oggi nel Kurdistan, in uno sperduto villaggio ai confini con l&#8217;Iran e la Turchia, infestato da briganti, crocevia di ogni traffico illecito, armi, benzina, alcolici, medicine, persino il passato di pomodoro. Qui diventa capo della polizia Baran (l&#8217;attore curdo-tedesco Korkmaz Arslan), eroe della guerra contro Saddam, insomma lo sceriffo contro i cattivi che spadroneggiano. E naturalmente s&#8217;innamora di Govend (la bellissima attrice iraniana Golshifteh Farhani), la maestrina appena arrivata nel villaggio contro la volontà dei suoi dodici tradizionalisti fratelli. Quanto allo stile e al ritmo, rimandiamo a un diffuso detto popolare curdo: «Dio creò dieci Curdi, poi uno ancora perché li facesse ridere».</p>
<p>Ci sono le guerre, certo, ma c&#8217;è soprattutto il quotidiano. Di società sbalzate dall&#8217;improvvisa accelerazione dei moti di tre anni fa al rapido e violento ritorno al passato che li ha seguiti. «La forza di questi film non è tanto la sperimentazione: sono le storie», spiegano <strong>Lisa Chiari</strong>e <strong>Roberto Ruta</strong>, fondatori e direttori artistici del festival con la loro associazione Map of Creation e il sostegno di enti, organizzazioni e istituzioni; «il fermento culturale del Middle East nasce dall&#8217;urgenza di raccontare la loro realtà, la spinta a cambiare tra enormi resistenze, le tensioni e gli strappi che tagliano le esistenze degli individui e delle famiglie. Questi registi guardano il loro mondo e lo restituiscono trasfigurato in narrazioni di vite, emozioni, sentimenti, disastri e piccole gioie universali. Con un vigore che, se possiamo dirlo, difetta forse al nostro cinema».</p>
<p>Perché è fallita la “primavera araba” è l&#8217;interrogativo cui tenta di rispondere “<strong>Rags &amp; Tatters</strong>&#8220;, l&#8217;ultimo film dell&#8217;egiziano <strong>Ahmad Abdalla</strong>: attraverso un incrocio di storie personali e scelte che i protagonisti sono chiamati a compiere. “<strong>Bloody beans</strong>” ( <a href="http://video.espresso.repubblica.it/visioni/middle-east-now-festival-bloody-beans-di-narimane-mari-trailer/1876">trailer</a> ), dell&#8217;algerina<strong>Narimane Mari </strong>riscrive il passato del suo paese e la lotta per l&#8217;indipendenza fine anni Cinquanta così come viene messa in scena, sulla spiaggia di Algeri, da un gruppo di bambini. Dal Marocco, l’anteprima del pluripremiato documentario “<strong>Camera/Woman</strong>” di<strong>Karima Zoubir </strong>(presente al festival), vita della giovane divorziata Khadija di professione cameraman di matrimoni a Casablanca; e la commedia agrodolce “<strong>Rock the Ca</strong><strong>sbah</strong>” (<a href="http://video.espresso.repubblica.it/visioni/middle-east-now-festival-rock-the-casbah-di-leila-marrakchi-trailer/1881">trailer</a> ) di <strong>Laïla Marrakchi</strong>: pretesto non nuovissimo, una famiglia che si ritrova a un funerale e per tre giorni ricuce i fili di rapporti e ricordi, ma una grande acutezza d&#8217;indagine, introspezione e ironia, nonché un cast d&#8217;eccezione, Hiam Abbas, Nadine Labaki e l&#8217;ottuagenario Omar Sharif. Dall&#8217;Afghanistan, “<strong>No burqas behind the bars</strong>” ( <a href="http://video.espresso.repubblica.it/visioni/middle-east-now-festival-no-burqas-behind-the-bars-trailer/1879">trailer</a> ) di<strong>Nima Sarvestani</strong>: è un documentario, e il quotidiano che qui le donne raccontano senza filtri è quello, tragico, di un gruppo di detenute in una prigione. Rinchiuse spesso per colpe che sono tali solo in una cultura e per una legislazione devastate dall&#8217;integralismo islamico. Dei sogni e delle aspirazioni di una ragazzina iraniana che vive in una zona rurale e vuole diventare astronoma e astronauta, e delle difficoltà che incontra coi genitori e l&#8217;ambiente in cui vive, narra “<strong>Sepideh</strong>” ( <a href="http://video.espresso.repubblica.it/visioni/middle-east-now-festival-sepideh-di-berit-madsen-trailer/1882">trailer</a> ) della regista <strong>Berit Madsen</strong>: la storia è vera, la protagonista esiste e riesce davvero a incontrare Anoushe Ansari, l&#8217;ingegnere e imprenditrice iraniana naturalizzata statunitense che nel 2006 prese parte, come turista spaziale, alla missione della Sojuz Tma-9. I sogni si avverano, talvolta.</p>
<p>Venerdì 11, ore 22 all&#8217;Auditorium Flog, prezzi popolarissimi 10-12 euro, uno degli eventi clou. Non una proiezione, ma il <strong>concerto dei Mashrou&#8217; Leila</strong>: per capirci, sono la band libanese simbolo della rivolta dei giovani laici e libertari, il loro leader è un attivista gay, le loro canzoni contro l&#8217;establishment sono diventate l&#8217;inno di quella “primavera araba” che oggi loro stessi, mestamente, definiscono finita, schiacciata dall&#8217;integralismo e dalla repressione. Su di loro, un approfondimento sul prossimo numero dell&#8217;Espresso, in edicola venerdì 4 aprile.</p>
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